Mi ero ripromesso di fare chiarezza sulla vicenda perché da subito ho avuto il sentore che ci fosse qualcosa che non mi quadrava e, alla fine, credo che tanto torto non l'avevo.
Vi ricorderete sicuramente la lavata di testa fatta dal Presidente del Consiglio Comunale di Castel Gandolfo, Avv. Marta Toti, il giorno 29 marzo 2018, ad un Consigliere Comunale dell'opposizione in quanto reo di aver "inoltrato una comunicazione che è assolutamente falsa ed infondata, questa comunicazione che è stata fatta circolare è una comunicazione che ha come soggetto proprio la figura del Presidente del Consiglio e quindi è necessario fare questa chiarificazione in quest'assiste".
Non voglio esprimere giudizi pro e contro... sia verso l'uno che l'altro.... perché ne avrei da scrivere un libro, ma voglio soffermarmi sulla frase, per me forte e molto importante, pronunciata dal Presidente dell'Assise. Su questa frase infatti si è basato lo "j'accuse" dell'Avvocato, lasciando impietrito il pubblico presente all'interno dell'Aula Consiliare. Dichiarare il falso è un modus operandi che non non mi appartiene e da qui la mia decisione di effettuare un accesso agli atti, avvalendomi dell'art. 5 del Decreto Legislativa nr. 33 del 14 marzo 2013. Pensavate che il tutto fosse facile? Secondo voi quello che segue, sarà un comportamento degno di chi in campagna elettorale andava sbandierando ai quattro venti le parole TRASPARENZA e DEMOCRAZIA PARTECIPATA? Guardate un po' con quale frase viene chiuso il procedimento iniziato circa 4 mesi prima e lascio a voi le dovute conclusioni.
ALLA FACCIA DELL'ACCESSO "CIVICO"
ALLA FACCIA DELLA DEMOCRAZIA PARTECIPATA
ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA
ALLA FACCIA....
Fabio ANGELETTI


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