mercoledì 21 novembre 2018

Lago Albano - Le gloriose Tribune Olimpiche: la storia infinita


Mentre tra le fila della maggioranza c’è chi sta già pensando al numero delle lampadine che dovranno essere accese quest’anno in Piazza della Libertà.
Mentre tra le fila dell’opposizione invece c’è qualcuno che, a distanza di circa un anno e mezzo, ancora non ha capito, non ha ben focalizzato il suo ruolo, noi oggi pensiamo ad accendere un solo faro sulle storiche e gloriose Tribune Olimpiche, simbolo – oramai in totale stato di abbandono e in avanzato stato di degrado – delle trascorse Olimpiadi di Roma 1960.
Tribune olimpiche che continuano ad essere ignorate dalla quasi totalità della carta stampata locale del tutto priva di iniziativa investigativa e lontana dall'essere refrattaria a condizionamenti politici.
L’Associazione Castel Gandolfo in Movimento desidera far luce su quanto di più squallido e indecoroso i Cittadini castellani, e non solo, continuano a sopportare oramai da qualche decennio sulle rive di quello che ad ogni tornata elettorale viene “evocato” come la “Perla da salvare” e “Diamante più prezioso”, ma subito dopo il verdetto elettorale brutalmente lasciato al proprio crudele destino, il Lago Albano.
Non ci siamo limitati solo a denunciare nuovamente lo stato ambientale dell’area, ma questa volta le nostre indagini sono andate ben oltre, e ciò che abbiamo scoperto ci ha lasciati basiti.

La zona che abbiamo voluto prendere in esame è appunto quella in cui insistono le tribune olimpiche, la torre di arrivo delle gare di canoa e canottaggio e l’ex biglietteria posta appunto all’ingresso di tutta la struttura nata in occasione dei giochi olimpici di Roma 1960. Queste, come tutti i progetti e le opere realizzate per fini olimpici, furono realizzate rigorosamente su aree demaniali, e quindi pubbliche, da un Comitato Tecnico appositamente creato dal C.O.N.I. e denominato C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma). A conferma di quanto sopra, questa Associazione ha effettuato di recente una visura storica catastale dove si evince che al Foglio 2, particelle n. 572, 573, 574, 575 del Catasto Terreni di Roma – l’intera area appartiene nella sua interezza al Demanio Pubblico dello Stato, la cui gestione è stata delegata dal 2001 alla Regione Lazio.
La nostra curiosità nasce a seguito di istanze di accesso agli atti effettuate rispettivamente in data 16 maggio, 5 giugno e 11 ottobre 2018. Le nostre richieste tendenzialmente miravano a conoscere il motivo per il quale l’intera area continuava ad essere lasciata nel degrado più assoluto e, successivamente, avanzare una serie di proposte all’amministrazione comunale volte a valorizzare tale patrimonio altrimenti destinato ad essere quello che tutt’oggi è sotto gli occhi di tutti.
Tutto nacque dalla bonifica dall’amianto presente sulla torre di arrivo. Il Comune di Castel Gandolfo, pur individuando nell’Agenzia del Demanio della Direzione Regionale Lazio quale Ente destinatario dell’Ordinanza contingibile e urgente nr. 1 del 16 gennaio 2014, e cioè l’Istituzione proprietaria dell’area che doveva farsi carico di provvedere alla rimozione dell’amianto e della bonifica dell’intera area dalle vegetazioni infestanti nonché assicurare l’interdizione all’area ed all’edificio, nonostante abbia provveduto “in danno” alla rimozione di quanto sopra, a tutt’oggi non è riuscita a farsi rimborsare la somma già anticipata di € 9.638,00. Soldi di noi cittadini castellani.
Infatti l’Agenzia del Demanio D.R. Lazio, ribadendo l’appartenenza allo Stato dell’area in questione, ha dichiarato la non responsabilità su quelle opere che il C.O.R. (per il C.O.N.I.) realizzò a fini olimpici.
Bene, allora voi penserete che la responsabilità di tale struttura deve ricadere sul C.O.N.I., e invece vi sbagliate perché da quanto dichiara il Presidente del C.O.N.I. Giovanni MALAGÓ con lettera datata 11 novembre 2016 (agli atti di questa Associazione), “non risulta attiva nessuna concessione o contratto con il C.O.N.I. o con la C.O.N.I. Servizi o con le Federazioni a essa associate” indicando successivamente il Demanio quale “titolare e possessore del bene”.
In sintesi, tutta l’area appartiene al Demanio Pubblico dello Stato e questo non ha stipulato una convenzione o un contratto per il suo utilizzo con nessun soggetto né pubblico né privato.
Ma l’evidenza dei fatti è totalmente diversa e qui si apre un altro film.
Il 28 Marzo 1998, il Presidente del C.O.N.I., Mario PESCANTE, e il Sindaco di Castel Gandolfo, Luciano TOTI, sottoscrivono una “CONVENZIONE” (della durata di quattro anni, coincidenti con il quadriennio olimpico: scadenza 28 Marzo 2000) per l’uso di parte dell’impianto “Tribune Olimpiche” (particella 574 ex Biglietteria e particella 575 ex Parcheggio mq. 5.000 circa) finalizzata “ad organizzare attività di promozione sportiva di Canoa Kayak”. Tutti gli spazi venivano messi a disposizione del Comune di Castel Gandolfo, nello stato di fatto e di diritto in cui si trovavano al momento della firma della Convenzione e come tali dovevano essere riconsegnati alla scadenza.
Il 19 Maggio 2003 (a Convenzione C.O.N.I./Comune di Castel Gandolfo scaduta già da tre anni e non rinnovata), il Responsabile dell’Area Socio-Culturale del Comune di Castel Gandolfo, Giovanni MECONI, e il Rappresentante A.I.S.A. Lazio, Carlo ROSSETTI, sottoscrivono una convenzione (durata quattro anni, coincidenti con il quadriennio olimpico: scadenza 19 Maggio 2004) per la gestione della “struttura C.O.N.I. di via dei Pescatori”, con il preciso impegno di osservare scrupolosamente quanto stabilito nella precedente convenzione C.O.N.I./Comune di Castel Gandolfo.
Allo stato attuale, sia la CONVENZIONE C.O.N.I./Comune Castel Gandolfo e sia la CONVENZIONE Comune di Castel Gandolfo/A.I.S.A. non sono mai state rinnovate!
E… nel frattempo cosa è avvenuto?
Nel 2003, l’A.I.S.A. Sport – in assenza dei titoli abilitativi – ha proceduto:
ü  a lavori di trasformazione interna dell’ex biglietteria (spogliatoi, docce, bagni, palestra);
ü  alla demolizione di una parte di parapetto in ferro fronte lago;
ü  allo sversamento di notevole quantità di materiale di riporto di ignota provenienza sull’arenile demaniale del Lago Albano occupato senza alcun titolo;
ü  alla realizzazione di un pontile nello specchio acqueo del Lago Albano anch’esso occupato senza alcun titolo.
Dopo ben 10 anni di non vedo, non sento e non parlo, il Comune di Castel Gandolfo, in data 6 maggio 2013, emette nei confronti dell’A.I.S.A. l’Ordinanza di Demolizione Opere Abusive n. 35.
Il 23 Dicembre 2013 – trascorsi abbondantemente 90 giorni dalla notifica dell’Ordinanza – il Corpo Forestale dello Stato accerta l’inottemperanza all’ingiunzione di demolizione delle opere abusive realizzate dall’A.I.S.A. sui Beni Demaniali del Lago Albano che, desidero ricordare a chi legge, è “Sito di Importanza Comunitaria” (S.I.C.), “Zona a Protezione Speciale” (Z.P.S.) e sottoposto a “Vincolo Paesaggistico”.
Nonostante l’Ordinanza di Interdizione, n. 95 del 24 Ottobre 2013 “contingibile e urgente”, emessa dal Comune di Castel Gandolfo al fine di salvaguardare l’incolumità pubblica e privata dal forte pericolo esplosione degli ordigni bellici ancora efficienti - risalenti all’ultimo conflitto mondiale - affioranti nello specchio acqueo demaniale del Lago Albano, antistante l’impianto “Tribune Olimpiche”, l’A.I.S.A. – posizionata proprio al centro della zona interdetta – persiste a svolgere indisturbata, l’attività canoistica con i propri atleti e istruttori.

Bene, ora ci sarebbe da porsi una serie infinita di domande, ma io ne vorrei fare soltanto un paio alla politica che ha stravinto le scorse elezioni amministrative: 1) ad ogni cittadino, prima di procedere all’allaccio di un’utenza elettrica o idrica, gli viene richiesto il documento che attesti la proprietà del bene su cui dovrà essere attivato tale servizio. Alla luce di quanto asserito dal dott. Giovanni MALAGÓ, quale documento è stato esibito dal dott. Mario PESCANTE, allora Presidente del C.O.N.I, comprovante la titolarità a stipulare tale convenzione con il Comune di Castel Gandolfo? 2) Chi, e con quale documento si è proceduto agli allacci dei servizi di luce e acqua dell’immobile ex biglietteria attualmente dato in gestione all’A.I.S.A. Sport?
Qui di seguito alcuni riferimenti giuridici che ritengo opportuno evidenziare al fine di rendere l’idea di ciò che si è desiderato mettere in evidenza con il presente articolo:
ü     l’art. 181 del D. Lgs. 42/2004 stabilisce che “le opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa costituiscono reato amministrativo e penale”;
ü  l’art. 35, comma 2, del D.P.R. 6 Giugno 2001, n. 380, stabilisce che “l’accertamento dell’inottemperanza all’ingiunzione di demolizione delle opere abusive costituisce titolo per l’esecuzione d’ufficio della demolizione stessa”;
ü      l’occupazione senza alcun titolo di Beni Demaniali costituisce reato di rilevanza penale e provoca ingenti danni erariali, perseguibili d’ufficio.
Al Sindaco del Comune di Castel Gandolfo, pubblico ufficiale e perfettamente a conoscenza dei suddetti reati perseguibili d’ufficio, corre l’obbligo di farne immediata denuncia per iscritto al Pubblico Ministero della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti, in ottemperanza all’art. 331 c.p.p.).
 Fabio Angeletti

Nessun commento:

Posta un commento