Mentre tra le fila della maggioranza c’è chi sta già pensando al numero
delle lampadine che dovranno essere accese quest’anno in Piazza della Libertà.
Mentre tra le fila dell’opposizione invece c’è qualcuno che, a distanza di
circa un anno e mezzo, ancora non ha capito, non ha ben focalizzato il suo ruolo,
noi oggi pensiamo ad accendere un solo faro sulle storiche e gloriose Tribune
Olimpiche, simbolo – oramai in totale stato di abbandono e in avanzato stato di
degrado – delle trascorse Olimpiadi di Roma 1960.
Tribune olimpiche che continuano ad essere ignorate dalla quasi totalità della
carta stampata locale del tutto priva di iniziativa investigativa e lontana dall'essere refrattaria
a condizionamenti politici.
L’Associazione Castel Gandolfo in Movimento desidera far luce su quanto di
più squallido e indecoroso i Cittadini castellani, e non solo, continuano a sopportare
oramai da qualche decennio sulle rive di quello che ad ogni tornata elettorale
viene “evocato” come la “Perla da salvare” e “Diamante più prezioso”, ma subito
dopo il verdetto elettorale brutalmente lasciato al proprio crudele destino, il
Lago Albano.
Non ci siamo limitati solo a denunciare nuovamente lo stato ambientale
dell’area, ma questa volta le nostre indagini sono andate ben oltre, e ciò che
abbiamo scoperto ci ha lasciati basiti.
La zona che abbiamo voluto prendere in esame è appunto quella in cui
insistono le tribune olimpiche, la torre di arrivo delle gare di canoa e
canottaggio e l’ex biglietteria posta appunto all’ingresso di tutta la
struttura nata in occasione dei giochi olimpici di Roma 1960. Queste, come
tutti i progetti e le opere realizzate per fini olimpici, furono realizzate rigorosamente
su aree demaniali, e quindi pubbliche, da un Comitato Tecnico appositamente
creato dal C.O.N.I. e denominato C.O.R. (Costruzioni Olimpiche Roma). A
conferma di quanto sopra, questa Associazione ha effettuato di recente una
visura storica catastale dove si evince che al Foglio 2, particelle n. 572,
573, 574, 575 del Catasto Terreni di Roma – l’intera area appartiene nella sua
interezza al Demanio Pubblico dello
Stato, la cui gestione è stata delegata dal 2001 alla Regione Lazio.
La nostra curiosità nasce a seguito di istanze di accesso agli atti
effettuate rispettivamente in data 16 maggio, 5 giugno e 11 ottobre 2018. Le
nostre richieste tendenzialmente miravano a conoscere il motivo per il quale
l’intera area continuava ad essere lasciata nel degrado più assoluto e,
successivamente, avanzare una serie di proposte all’amministrazione comunale
volte a valorizzare tale patrimonio altrimenti destinato ad essere quello che
tutt’oggi è sotto gli occhi di tutti.
Tutto nacque dalla bonifica dall’amianto presente sulla torre di arrivo. Il
Comune di Castel Gandolfo, pur individuando nell’Agenzia del Demanio della
Direzione Regionale Lazio quale Ente destinatario dell’Ordinanza contingibile e
urgente nr. 1 del 16 gennaio 2014, e cioè l’Istituzione proprietaria dell’area
che doveva farsi carico di provvedere alla rimozione dell’amianto e della
bonifica dell’intera area dalle vegetazioni infestanti nonché assicurare l’interdizione
all’area ed all’edificio, nonostante abbia provveduto “in danno” alla rimozione
di quanto sopra, a tutt’oggi non è riuscita a farsi rimborsare la somma già
anticipata di € 9.638,00. Soldi di noi cittadini castellani.
Infatti l’Agenzia del Demanio D.R. Lazio, ribadendo l’appartenenza allo
Stato dell’area in questione, ha dichiarato la non responsabilità su quelle
opere che il C.O.R. (per il C.O.N.I.) realizzò a fini olimpici.
Bene, allora voi penserete che la responsabilità di tale struttura deve
ricadere sul C.O.N.I., e invece vi sbagliate perché da quanto dichiara il Presidente
del C.O.N.I. Giovanni MALAGÓ con lettera datata 11 novembre 2016 (agli atti di
questa Associazione), “non risulta attiva
nessuna concessione o contratto con il C.O.N.I. o con la C.O.N.I. Servizi o con
le Federazioni a essa associate” indicando successivamente il Demanio quale
“titolare e possessore del bene”.
In sintesi, tutta l’area appartiene al Demanio Pubblico dello Stato e
questo non ha stipulato una convenzione o un contratto per il suo utilizzo con
nessun soggetto né pubblico né privato.
Ma l’evidenza dei fatti è totalmente diversa e qui si apre un altro film.
Il 28 Marzo 1998, il Presidente del C.O.N.I., Mario PESCANTE, e il Sindaco
di Castel Gandolfo, Luciano TOTI, sottoscrivono una “CONVENZIONE” (della durata
di quattro anni, coincidenti con il quadriennio olimpico: scadenza 28 Marzo
2000) per l’uso di parte dell’impianto “Tribune
Olimpiche” (particella 574 ex Biglietteria e particella 575 ex Parcheggio
mq. 5.000 circa) finalizzata “ad
organizzare attività di promozione sportiva di Canoa Kayak”. Tutti gli
spazi venivano messi a disposizione del Comune di Castel Gandolfo, nello stato
di fatto e di diritto in cui si trovavano al momento della firma della
Convenzione e come tali dovevano essere
riconsegnati alla scadenza.
Il 19 Maggio 2003 (a Convenzione C.O.N.I./Comune di Castel Gandolfo scaduta
già da tre anni e non rinnovata), il
Responsabile dell’Area Socio-Culturale del Comune di Castel Gandolfo, Giovanni MECONI,
e il Rappresentante A.I.S.A. Lazio, Carlo ROSSETTI, sottoscrivono una convenzione
(durata quattro anni, coincidenti con il quadriennio olimpico: scadenza 19
Maggio 2004) per la gestione della “struttura C.O.N.I. di via dei Pescatori”,
con il preciso impegno di osservare
scrupolosamente quanto stabilito nella precedente convenzione C.O.N.I./Comune
di Castel Gandolfo.
Allo stato attuale, sia la “CONVENZIONE” C.O.N.I./Comune Castel Gandolfo e sia
la “CONVENZIONE” Comune di Castel Gandolfo/A.I.S.A. non sono mai state rinnovate!
E… nel frattempo cosa è avvenuto?
Nel 2003, l’A.I.S.A. Sport –
in assenza dei titoli abilitativi – ha proceduto:
ü a lavori di trasformazione interna dell’ex biglietteria
(spogliatoi, docce, bagni, palestra);
ü alla demolizione di una parte di parapetto in
ferro fronte lago;
ü allo sversamento di notevole quantità di materiale
di riporto di ignota provenienza sull’arenile demaniale del Lago Albano occupato
senza alcun titolo;
ü alla realizzazione di un pontile nello specchio
acqueo del Lago Albano anch’esso occupato senza alcun titolo.
Dopo ben 10 anni di non vedo, non sento e non parlo, il Comune di Castel
Gandolfo, in data 6 maggio 2013, emette nei confronti dell’A.I.S.A. l’Ordinanza
di Demolizione Opere Abusive n. 35.
Il 23 Dicembre 2013 – trascorsi abbondantemente 90 giorni dalla
notifica dell’Ordinanza – il Corpo Forestale dello Stato accerta l’inottemperanza
all’ingiunzione di demolizione delle opere abusive realizzate dall’A.I.S.A. sui
Beni Demaniali del Lago Albano che, desidero ricordare a chi legge, è “Sito di
Importanza Comunitaria” (S.I.C.), “Zona a Protezione Speciale” (Z.P.S.) e
sottoposto a “Vincolo Paesaggistico”.
Nonostante l’Ordinanza di Interdizione, n. 95 del 24 Ottobre 2013 “contingibile e urgente”, emessa dal
Comune di Castel Gandolfo al fine di salvaguardare l’incolumità pubblica e
privata dal forte pericolo esplosione degli ordigni bellici ancora efficienti -
risalenti all’ultimo conflitto mondiale - affioranti nello specchio acqueo
demaniale del Lago Albano, antistante l’impianto “Tribune Olimpiche”, l’A.I.S.A. – posizionata proprio al centro
della zona interdetta – persiste a svolgere indisturbata, l’attività canoistica
con i propri atleti e istruttori.
Bene, ora ci sarebbe da porsi una serie infinita di domande, ma io ne
vorrei fare soltanto un paio alla politica che ha stravinto le scorse elezioni
amministrative: 1) ad ogni cittadino, prima di procedere all’allaccio di
un’utenza elettrica o idrica, gli viene richiesto il documento che attesti la
proprietà del bene su cui dovrà essere attivato tale servizio. Alla luce di
quanto asserito dal dott. Giovanni MALAGÓ, quale documento è stato esibito dal dott.
Mario PESCANTE, allora Presidente del C.O.N.I, comprovante la titolarità a
stipulare tale convenzione con il Comune di Castel Gandolfo? 2) Chi, e con
quale documento si è proceduto agli allacci dei servizi di luce e acqua
dell’immobile ex biglietteria attualmente dato in gestione all’A.I.S.A. Sport?
Qui di seguito alcuni riferimenti giuridici che ritengo opportuno evidenziare
al fine di rendere l’idea di ciò che si è desiderato mettere in evidenza con il
presente articolo:
ü l’art. 181 del D. Lgs. 42/2004 stabilisce che “le opere eseguite in assenza di
autorizzazione o in difformità da essa costituiscono reato amministrativo e
penale”;
ü l’art. 35, comma 2, del D.P.R. 6 Giugno 2001, n.
380, stabilisce che “l’accertamento
dell’inottemperanza all’ingiunzione di demolizione delle opere abusive
costituisce titolo per l’esecuzione d’ufficio della demolizione stessa”;
ü l’occupazione senza alcun titolo di Beni Demaniali
costituisce reato di rilevanza penale e provoca ingenti danni erariali,
perseguibili d’ufficio.
Al Sindaco del Comune di Castel Gandolfo, pubblico
ufficiale e perfettamente a conoscenza dei suddetti reati perseguibili
d’ufficio, corre l’obbligo di farne immediata denuncia per iscritto al Pubblico
Ministero della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti, in
ottemperanza all’art. 331 c.p.p.).


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