Le immagini fotografiche apparse di recente sul Gruppo
Facebook dell’Associazione “Castel Gandolfo in Movimento”, hanno sollevato di
nuovo il problema della videosorveglianza sul territorio di Castel Gandolfo.
Personalmente è un argomento che seguo con molto interesse dalla fine del 2016 ad
oggi, e cioè da quando la prima Giunta Monachesi ha iniziato ad abbandonare
quello che è il concetto di sicurezza del territorio e di sicurezza urbana.
Infatti dapprima ha provveduto a trasferire il sistema elettronico di
videosorveglianza dalla stanza posta al piano terra del Comune castellano (ora
destinata all’URP) allo scantinato e poi, con la scusa del fornire maggiore
servizi alla cittadinanza, ha “esiliato” il NOSTRO Corpo dei Vigili Urbani ad
Albano Laziale facendo in modo, così, di far del tutto cadere quella “deterrenza”
che un qualsiasi Comune deve dimostrare di possedere nei confronti di chi se ne
infischia delle leggi e dei regolamenti. Ecco perché ancora oggi rimango basito
sul significato che viene dato a questa parola dalla politica castellana.
Confesso che alcune volte mi sono venuti dei seri dubbi, poi
prendendo in mano un semplice dizionario, mi sono tolto – diciamo così – ogni perplessità.
Cosa significa allora la parola videosorveglianza. È
semplicemente un “controllo” effettuato a distanza mediante un sistema di
telecamere collegate a un centro di controllo e di coordinamento. Tutto chiaro?
No, semplicemente perché quanto appena detto non corrisponde nella maniera più
assoluta alla realtà. Ma allora i cittadini castellani cosa hanno pagato con i
soldi delle loro tasse? I castellani hanno purtroppo contribuito all’acquisto
di un sistema che permette semplicemente la raccolta e la memorizzazione (per un
massimo di 7 giorni – Cfr art. 6 co 3 del
“Nuovo regolamento per la disciplina e utilizzo dell’impianto di
videosorveglianza del territorio comunale) di immagini senza che a queste
possa essere data una chiara ed immediata interpretazione. Infatti, con lo
spostamento dei vigili urbani il centro di controllo dove queste immagini potevano
essere visionate in tempo reale dal personale del Corpo di Polizia Locale, non
esiste più, ma possono invece essere consultate in qualsiasi momento dalle
Forze dell’Ordine a “reato commesso” (Assessore De Angelis - Consiglio comunale
del 28 maggio 2018) il che “cozza” inesorabilmente con quanto stabilito dall’art.
3, co 3 del Regolamento sopra citato. In sintesi, l’attuale sistema di
videosorveglianza, pagato fior di quattrini dai cittadini castellani, nell’attuale
configurazione non serve a nulla.
Altra nota dolente: la fototrappola. Questa
apparecchiatura, che in inglese viene chiamata "stealth camera" o
"scout camera" e che nella nostra lingua è stata tradotta come fototrappola per videosorveglianza è
un apparecchio che viene utilizzato prevalentemente in spazio aperto e grazie
alla sua forma, grandezza e ai vari design mimetici, si è in grado di
occultarla in modo semplice e veloce ovunque. La politica di Castel Gandolfo,
alla data del 28 maggio 2018, ha dichiarato di aver ricevuto un finanziamento
dalla Città Metropolitana di 13.800,00 euro finalizzato al contrasto delle
discariche abusive. Non è dato a sapere il numero delle fototrappole
acquistabili con tale somma, certo è che le stesse andranno ad aggiungersi alle
tre apparecchiature già operative sul territorio. Bellissima notizia non
trovate? Certo, ma il cittadino castellano, e cioè sempre quel cittadino che
paga puntualmente le tasse ogni qual volta gli viene chiesto, vorrebbe anche
sapere quali risultati abbiano portato alle casse comunali le tre fototrappole
già in funzione sul territorio. Quante contravvenzioni sono state elevate ai
contravventori alle leggi ambientali e il totale di euro introitati nelle casse
comunali. Ma l’opposizione, in questo paese, cosa sta facendo? Se le pone
queste domande oppure se la cava semplicemente dichiarandosi “non soddisfatto”
alle interrogazioni poste in consiglio comunale?
Fabio Angeletti


Nessun commento:
Posta un commento