Cerimonia di giuramento conclusa, foto e interviste di rito agli attori
principali testimoni della nascita del nuovo governo bisConte effettuate, ora
andiamo ad analizzare il risultato delle trattative PD-M5s che hanno animato,
anche con alcuni colpi di scena clamorosi, i giorni che precedevano la salita
al Colle del Presidente del Consiglio “incaricato”.
Non conosco bene i componenti delle delegazioni M5s-PD che si
sono seduti intorno al tavolino di contrattazione, ma una cosa è certa, ecco
dove ci hanno portato quelli del “cambiamento”.
EUROPA:
Presidente del Parlamento Europeo: David SASSOLI (PD)
Ministro con delega agli affari europei: Vincenzo
AMENDOLA (PD)
Commissario Europeo: Paolo GENTILONI (PD) che
sostituisce Federica MOGHERINI (PD)
Personale di secondo livello (di supporto), ossia tutte
le nomine e i funzionari in UE
Tutti in carica per i prossimi cinque anni.
ITALIA:
Presidente del Consiglio dei Ministri: Giuseppe CONTE
(in quota PD)
Ministro dell’Interno - Luciana LAMORGESE: si dice
indipendente (che fu però capo di gabinetto di Angelino Alfano nei governi del
PD;
Ministro dell’Economia - Roberto GUALTIERI (PD):
già eurodeputato di questa e la passata legislatura. Presidente uscente della
commissione economica del parlamento europeo, sempre ben vicino alle peggiori
politiche di austerità dettate dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal Fondo
Monetario Internazionale. Risultato: da nessun ministero si muoverà un euro se
non adeguatamente concertato con le istituzioni europee (e quindi dal PD);
Ministro della Difesa – Lorenzo Guerini (PD);
Ministro per gli Affari Regionali – Francesco BOCCIA (PD);
Ministro per il Sud – Giuseppe PROVENZANO (PD);
Ministro per le pari opportunità e Famiglia – Elena
BONETTI (PD);
Ministro per le infrastrutture e i Trasporti – Paola
DE MICHELI (PD);
Ministro per le politiche agricole, alimentari e
forestali – Teresa BELLANOVA (PD);
Ministro per i beni e attività culturali e turismo –
Dario FRANCESCHINI (PD);
Ministro per la salute – Roberto SPERANZA (Liberi
e uguali)
In pratica perdita di tutti i ministeri strategici per il
Sud (agricoltura, infrastrutture, sanità, sud) dove quelli del “cambiamento”
avevano registrato il maggior consenso elettorale.
Qualcosa non torna. Un po’ pochino per chi si
presentava ad un tavolo di concertazione con il 32,66% contro un 22,85% non
credete?
Fabio Angeletti

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